02/07/2009

di Carlo Bellieni, giovedì 2 luglio

Il cerchio si chiude: con la pubblicazione in Inghilterra il 22 giugno del reportage “Bambini disabili e salute”, promosso dall’associazione “Every Disabled Child Matters” viene puntato il dito sull’inefficienza del sistema sanitario inglese verso i piccoli con handicap. Talora, quando i malati sono piccoli disabili con caratteristiche particolar i, (leggi tutto...)

postato da: carlobellieni alle ore 02/07/2009 19:00 | Permalink | commenti
categoria:bambini, disabili, articoli cv bellieni
30/06/2009

Caesarean delivery can alter DNA: study

I bambini nati da cesareo avrebbero più possibilità di avere disordini immunologici, forse per alterazioni Caesarean delivery can alter DNA: studydell'espressione del loro DNA. Uno studio svedese racconta questo fatto. Vedremo. Comunque l'epigenetica, cioè l'influsso dell'ambiente sul DNA è forte: quante volte abbiamo spiegato che anche il modo di essere fecondati influirebbe sulla manifestazione di certe malattie...

postato da: carlobellieni alle ore 30/06/2009 06:32 | Permalink | commenti
categoria:bioetica
30/06/2009

Swedish parents keep 2-year-old's gender secret

Una coppia svedese ha deciso di non "imporre" al figlio un genere sessuale: semplicemente non gli dirà se è maschio o femmina, così che "sia lui a decidere".  Libertà?

postato da: carlobellieni alle ore 30/06/2009 06:24 | Permalink | commenti
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29/06/2009

Gioco & GiochiDIPENDENZA DA GIOCO COSTA QUANTO IL TABAGISMO

Si cercano nuove entrate statali con le lotterie e sui canali TV impazzano pubblicità di poker online (magari nei canali sportivi!) e giochi basati sulla fortuna. In TV scommettono i bambini, i vecchietti, i disoccupati, le superstar... Il messaggio che può arrivare è chiaro: tenta la fortuna! Ben pochi messaggi e non credo parimenti presenti sul teleschermo invitano all'impegno nel lavoro, al sacrificio, al risparmio, al gusto di guadagnare il pane.  Le conseguenze del gioco d'azzardo sono forti: debiti e dipendenza. Ma le conseguenze della mentalità che si spande sono maggiori: l'idea che il denaro non è più legato al lavoro o al merito. E che qusto sia un bene, o comunque inevitabile. Negli anni '60 sia il comunismo che le persone religiose o i seri imprenditori capitalisti ripudiavano questo binomio soldi-fortuna. Oggi è la norma: e' stato un passo avanti?

postato da: carlobellieni alle ore 29/06/2009 16:33 | Permalink | commenti
categoria:bioetica
27/06/2009

Londra, commessa contro A&F: discriminata per la mia protesi

Si può essere abortiti per molto meno, e sui media ci si stupisce se per il braccio mancante ti retrocedono?

postato da: carlobellieni alle ore 27/06/2009 20:48 | Permalink | commenti
categoria:aborto
26/06/2009

Assessing the Impact of Transgenerational Epigenetic Variation on Complex Traits

Il DNA viene influenzato dall'ambiente e tanti tratti caratteristici dell'uomo o dell'animale cambiano per via dell'ambiente e non di mutazioni del DNA. Dunque il DNA non porta scritto tutti i nostri segreti e leggerlo non significa leggere un moscerino o un uomo o un gatto.

postato da: carlobellieni alle ore 26/06/2009 20:10 | Permalink | commenti
categoria:evoluzione
25/06/2009

Times OnlineWoman aborts other mother’s last embryo

Una donna ha abortito il figlio di un'altra. Sembra impossibile, eppure è così. Per errore le era stato impiantato l'ultimo embrione disponibile di un'altra coppia. Non l'ha voluto, e ha abortito. Cercava la gravidanza, era ricorsa alla FIV per averla, le era andata anche bene perché l'embrione si era impiantato... ma non era "suo" (ma per tante coppie l'eterologa non è uno scandalo) e allora... E l'altra coppia in lacrime.

Ma si può abortire il figlio di un'altra donna? Oggi è possibile anche questo.

postato da: carlobellieni alle ore 25/06/2009 20:28 | Permalink | commenti
categoria:aborto, fec in vitro
24/06/2009

GenEthique.org, le site d’information et d’analyse sur l’actualité bioéthiqueLe corps humain commercialisé comme oeuvre d'art

I giornali francesi riportano questo "strano" fatto. Un dorso umano tatuato e venduto per 15.000 euro. Il proprietario è vivo e vegeto, e alla morte la pelle "sarà ereditata da una galleria d'arte" che l'ha acquistata "rivendendola ad un collezionista straniero". Tutto è merce?

postato da: carlobellieni alle ore 24/06/2009 21:15 | Permalink | commenti
categoria:bioetica
23/06/2009
Radio FormigoniDr.House, rimane uno dei telefilm più amati nel mondo. Merito di un impianto narrativo non scontato e mai banale, che tocca argomenti non usuali nella fiction seriale. Vi proponiamo la sintesi di uno degli ultimi episodi, in prima visione in Italia, commentato dal prof. Carlo Bellieni, neonatologo, docente all'Universita di Siena, grande appassionato della serie e co-autore del libro "Dr.House.Follia e fascino di un cult movie" edito da Cantagalli

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postato da: carlobellieni alle ore 23/06/2009 18:09 | Permalink | commenti (1)
categoria:interviste cv bellieni
21/06/2009
ROMA, domenica, 21 giugno 2009

(...)

5. La sofferenza per il medico va combattuta e va anche “utilizzata” mentre la si combatte

Il dolore fisico va combattuto, così come la sofferenza. Ma talora, mentre si combatte, la sofferenza può paradossalmente anche essere sfruttata. Esistono infatti tre tipi di sofferenza. La prima è quella che nasce dalla distanza tra quello che abbiamo e quello che vogliamo (un dolore, la solitudine, una malattia sono ostacoli al desiderio di salute, vita ordinaria) e questa condizione, seppur dura, può essere sprone per la guarigione o per superare il momento difficile della vita. La seconda si crea quando ci si rende conto che quello che volevamo inizialmente è solo il preambolo alla ricerca di una felicità completa che non è soddisfatta da nessun risultato parziale, dunque è la distanza tra quello che volevamo e la nostra completa felicità; la qual cosa talvolta ci umilia, perché mostra che i nostri sforzi erano diretti a qualcosa che non è che parte di ciò che davvero vorremmo. Anche questa condizione può essere spunto di una crescita personale, in quella che viene definita “Post-traumatic growth” (v. Psychiatric Times 2004;21(4)), ovvero la crescita umana che avviene se il dolore viene accolto con umanità, quando si sveli per esempio la presenza di una malattia incurabile. Il terzo tipo di sofferenza invece è quella che viene dalla percezione della distanza tra quello che volevamo e quello che abbiamo ottenuto, cioè dalla coscienza che “più di tanto non si può” e genera depressione. Questo è il tipo di sofferenza più pesante, perché non è più in grado di guardare oltre, non può essere utilizzato per un possibile bene e si deve operare per portare il paziente oltre questa visione, tramite interventi sociali, medici e psicologici.

6. Anche per il cristiano la sofferenza è da combattere e da “utilizzare” mentre la si combatte

Per illustrare quanto ora detto, leggo un noto brano di S. Paolo (Rm 5,1-5) cercando di mostrarne alcuni tratti utili al nostro discorso. “Noi ci vantiamo [non demordiamo] anche nelle tribolazioni [nel dolore, sotto tortura: il tribolum era lo strumento usato per schiacciare il grano] ben sapendo che le tribolazioni [i dolori] producono pazienza [sofferenza, da ‘patior’: non interpreterei qui il termine pazienza come lo leggiamo oggi, perché non è assolutamente automatico che dal dolore venga la capacità di ‘portarlo’, anzi: penso che questa lettura sia più aderente a quanto intendeva l’Apostolo, perché il vantaggio non viene automaticamente dal dolore, ma dall’amore di Dio], la pazienza [sofferenza] una virtù provata [cioè mette a dura prova la virtù. Potrebbe anche essere spiegato dicendo che sopportare forgia il carattere, ma anche questo non sempre è vero, spesso si crolla] e la virtù provata la speranza [cioè quando la virtù è messa alle strette può sopravvivere solo con la speranza, cioè con la domanda a Dio]. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei vostri cuori [non delude perché lo avete già sperimentato quanto vi ama, se non lo aveste sperimentato non potreste saperlo]”.

D’altronde Cristo trasfigura il dolore umano, invitando ognuno a prendere la propria croce e seguirlo (Mt 16:24), che non significa scegliere una sofferenza a piacere; all’epoca in cui la croce non era una metafora ma uno strumento di tortura e morte che la gente vedeva per le strade, significava guardare in faccia e non fuggire il dolore presente nella propria vita (la propria croce), e dunque “prenderlo”, cioè farne un uso superiore a quello comune (la croce normalmente non si “prende”, perché è piantata a terra: solo chi non è comune – per Grazia - può “prenderla”), cioè combatterlo ma anche sfruttarlo per una strada redentiva che fa della sofferenza una misteriosa condizione: d’altronde, anche psicologicamente chi non lo combatte e non cerca di ritorcerlo per il bene, ma solo lo rifugge, vive in un’utopica atarassia, cioè la morte del cuore.

(...)

postato da: carlobellieni alle ore 21/06/2009 19:58 | Permalink | commenti
categoria:percezione del dolore, articoli cv bellieni, trattamento del dolore